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CAFFE, la storia continua dal Parlamento Europeo al Senato della Repubblica Italiana: onore al maestro od a chi lo ha sempre amato
La “vera storia" di Nino Caffè prosegue per opera di chi lo ha amato, apprezzato ed ha compreso le doti umane e spirituali dell'uomo ed artista, che ha sempre fatto “volare“ al di sopra delle umane debolezze con i suoi pretini e il suo capolavoro “SIAMO TUTTI FRATELLI”.
Non basta quindi portare il nome CAFFE’ per essere degno di tanta grandezza, come vorrebbe invece il figlio Lorenzo, da sempre lontano dal padre e dalla sua creatività quando, ancora vivente, si disinteressava, non comprendendola, della sua arte, e quando, per volere della madre Maria Rosa, la gestione della collezione delle opere lasciate in eredità dal marito fu affidata al solo figlio Alessandro Maria.
Ad Alessandro Maria va infatti tutto l’onore di avere contribuito a fare grande il nome di NINO CAFFE', a questo figlio va il merito di avere individuato nella persona del Dott. Giorgio Borghi, già gallerista e amante proprio dei pretini di Caffè, la persona più idonea all’autenticazione e archiviazione delle opere di CAFFE’ e a Vittorio Viola, l'Editore che ha creduto e amato l’arte contenuta in quelle opere. Con tanta passione le ha catalogate e presentate al mondo tramite mostre allestite nientemeno che al Parlamento Europeo Strasburgo nel 2003 e al Senato della Repubblica, oggi, in quella stupenda cornice di Palazzo Giustiniani.
Il filo conduttore della storia artistica del Maestro Caffè non si è mai spezzato proprio per merito di queste persone che dal lontano 1975 anno della sua morte, hanno coltivato il suo lavoro e la sua arte tanto che una sua bella opera può arrivare a quotare anche centinaia di migliaia di Euro.
Ma cosa ne sa invece quel figlio Lorenzo che si è svegliato un mattino del 2005 (si noti bene 30 anni dopo la sua morte) ed ha creato, cosi almeno appare, un associazione per tutelare l’immagine ed il lavoro del padre.
Ma cosa ne sa Lorenzo del come tutelare le opere di suo padre di cui non no ha mai stimato il valore, quelle opere che di certo non si è lagnato di scambiare con la villa di famiglia.
Ma cosa ne sa Lorenzo di come si tutela l'immagine di un pittore quando non avrebbe neppure impedito che il capolavoro del padre “Siamo tutti fratelli” venisse acquistato da mani sconosciute ed ha ben accettato il vil denaro di Giorgio Borghi che lo ha comprato e lasciato in famiglia.
Di certo sa, invece, Lorenzo come cercare di infangare la memoria del fratello Alessandro Maria che a suo dire sarebbe stato il connivente di tutti i falsari e che, vilmente, si è ben guardato di affrontare, se veramente lo affliggeva il problema della tutela morale delle opere del padre, quando era in vita.
Però alle verità di Lorenzo non hanno creduto neppure i Giudici che, non più tardi del giugno del corrente anno hanno respinto le sue richieste e addirittura condannato anche alle spese legali in favore dei convenuti Borghi e Viola.
E’ sempre in voga la pittura di Caffè e chi lo ha veramente amato avrà ragione della reputazione e stima di tutti i suoi cultori dell’arte, quella vera, che vola sopra tutte le umane bassezze, anche di quelli che avrebbero, per primi, potuto e dovuto apprezzarla.
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